Curarsi attraverso l'ipnosi

Quando si dice ipnosi il pensiero corre a una tecnica ereditata dall'Ottocento, che sa sempre un po' di "magia", ma l'ipnosi è tutt'altra cosa al punto da essere una moderna forma di psicoterapia. Ha però cambiato modi e obiettivi.
Non viene utilizzata per aiutare il soggetto a regredire nel suo passato, o per scoprire chi era in una vita precedente, oppure per trovare, come vuole la psicoanalisi, le radici di un antico trauma infantile, ma per instaurare una modalità diversa e privilegiata di comunicazione.

Il soggetto viene infatti condotto in un particolare stato di coscienza, nel quale vive come "reali" situazioni immaginarie che il terapeuta struttura in modo da aiutarlo a "rimodellare" comportamenti, scelte e stati d'animo.
A questa "nuova" ipnosi si ricorre in molti percorsi terapeutici: per curare ansia, depressione, fobie, disadattamento sociale e familiare e disturbi della sfera sessuale. L'ipnosi si rivela particolarmente utile nella cura dell'alexitimia, un disturbo della sfera affettiva e cognitiva che inibisce la capacità di comunicare i propri sentimenti. Di fatto, un evidente ostacolo alle tradizionali tecniche di psicoterapia.

E uno studio condotto da Marie Carie Gay, del Dipartimento di psicologia dell'Università di Parigi, pubblicato sulla rivista Contemporary Hypnosi, ne ha recentemente confermato l'efficacia. La sperimentazione è stata condotta su 36 donne, tra 18 e i 46, scelte a caso e tutte volontarie. Metà si sono sottoposte a ipnosi. Metà ha fatto da "gruppo di controllo": non ha, cioè, seguito nessuna terapia. Tutti i soggetti sono stati valutati attraverso una serie di test, per verificare le capacità di immaginazione e quella cognitiva, il livello di ansia e l'eventuale presenza di depressione, e hanno risposto a un questionario per stabilire il profilo di qualità di gratificazione/soddisfazione presente nelle loro vite.
Ogni seduta di psicoterapia ipnotica durava trenta minuti ed era individuale. La psicoterapia ipnotica si è protratta per quattro settimane, per un totale di otto sedute (per un ciclo di terapia generalmente ne servono una dozzina).
"L'ipnosi - spiega Olivier Luminet, dell'università di Lovanio, uno degli autori della ricerca - creava nelle pazienti una condizione di coscienza diversa dalla abituale: la percezione dell'ambiente reale era ridotta e l'attenzione era indirizzata verso situazioni immaginate che generavano uno stato di benessere caratterizzato da tranquillità, calma ma anche curiosità dovuta alla percezione della condizione di ipnosi.
L'obiettivo era creare situazioni immaginative, allucinatorie, attive, per esempio i pazienti venivano indotti a vedere se stessi mentre tenevano un discorso in pubblico, una situazione in grado, successivamente, di indurre dei reali cambiamenti nel comportamento".
Tutti i soggetti sottoposti alla psicoterapia ipnotica hanno mostrato una riduzione del punteggio relativo ai diversi test utilizzati per valutare la loro situazione emotiva, passando da un iniziale 65.23 (valore medio), a 58 dopo quattro settimane di terapia e a 56.54 dopo otto settimane. Per il gruppo di controllo i valori sono rimasti immutati.
Lo studio del gruppo coordinato da Marie Claire Gay è un'ulteriore conferma del fatto che l'ipnosi può essere considerata una forma di terapia a pieno titolo, degna di essere approfondita e sperimentata in ambito universitario.

Fabrizio - Benessere Mentale





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